Servizi Etabeta
menù e novità
informazione
le ricette
i nostri amici
contatti
Un pasto che non faccia male a nessuno


Riceviamo e riportiamo il testo scritto dallo scrittore e filosofo Piero Ferrucci per SOWA RIGPA. LA SCIENZA DELLA GUARIGIONE PER UN'ALIMENTAZIONE CONSAPEVOLE, il libro scritto da Franco Battiato e Giuseppe Coco (Infinito Edizioni).

Certe volte mi domando: è possibile preparare un pasto che non faccia male a nessuno? Chiamiamolo un pasto gentile, perché possiamo sederci a tavola tranquilli, in pace con noi stessi e con il mondo intero.

Pensate che bello: mangiare così vuol dire vivere in armonia. Un atto gentile, come una nota gradevole, può continuare a risuonare in noi e negli altri, a lungo, portando con sé un effetto benefico e vitale.

Bisogna che questo nostro pasto gentile non nuoccia, anzitutto, a chi lo mangia, cioè a noi. Che, alla lunga, se ripetuto, non provochi malattie degenerative, come diabete, disturbi cardiovascolari, tumori, Alzheimer, ecc.

(...)

Bisogna anche che non faccia male a chi viene mangiato. Per ora non cè nessuna prova che i vegetali soffrano quando sono coltivati e poi preparati in cucina, mentre sappiamo che gli animali uccisi con violenza soffrono eccome (vi risparmierò storie ed esempi truculenti, ma ce ne sono in abbondanza). Lasciatemelo dire: non mi pare proprio il caso di chiamare proteine nobili (come fanno alcuni medici) le proteine di una carcassa di un animale morto di morte violenta. Vitelli, maiali, agnelli e polli sono animali sensibili e intelligenti, che capiscono ciò che succede attorno a loro, e che sentono dolore quando li si maltratta. Forse sarebbe meglio lasciarli in pace.

In terzo luogo, il nostro pasto gentile non deve nuocere allambiente. Sappiamo invece che le catene di produzione alimentare animale sono responsabili di enormi inquinamenti dei corsi dacqua (per limmensa mole di rifiuti che generano) e di molti lavori di deforestazione (volti a creare nuovo terreno per pascoli). Inoltre, diminuendo il consumo di cibo animale diminuiremmo anche la produzione di gas serra (emesso dagli animali negli allevamenti).

Il nostro pasto gentile, infine, non deve contribuire ad aumentare la fame nel mondo. Con un po di riflessione ci rendiamo conto che mangiare non è un atto isolato. Col semplice atto di cibarci entriamo in interazione con vari sistemi di cui facciamo parte. Lambientalista americana Frances Moore Lappé, molto nota negli Stati Uniti e meno da noi, ricorre a questo esempio: immaginate di sedervi davanti a una corposa bistecca; poi immaginate che tuttattorno a voi ci siano 40-50 persone, ognuna con una ciotola vuota. Se rinunciaste alla bistecca, tutte quelle ciotole potrebbero riempirsi di cereali. Infatti le colture di cibo da utilizzare per il bestiame da allevamento potrebbero essere riconvertite in colture di cereali per un consumo umano più efficiente. Proprio così: cambiando il nostro modo di nutrirci potremmo risolvere il problema della fame nel mondo!

Come vedete, in fondo è abbastanza facile creare un piatto gentile. Basta che sia a base di alimenti di origine vegetale. I piatti descritti in questo libro polpette di fagioli e tofu, per esempio, quinoa e verdure, carciofi con origano e noce moscata, riso con zafferano e melograna sono non violenti. Li possiamo mangiare in pace, sapendo che ci fanno bene, che per prepararli non sono stati maltrattati animali, che non danneggiano lambiente, che non sottraggono cibo a chi muore di fame. Questo è già molto, non vi pare?

© Infinito edizioni 2010

Per informazioni:
http://www.infinitoedizioni.it/




Il GecoBiondo è a Roma in zona ponte Marconi
Via Gerolamo Cardano 105 - 00146 Roma - Prenotazioni: Tel/fax 06.5571048