ALIMENTAZIONE E RISCALDAMENTO GLOBALE
Estratto dalla lettera inviata da Thich Nhat Hanh ai praticanti dal monastero di Blue Cliff (U.S.A), 12.10.2009
(…) L'UNESCO ha denunciato che ogni giorno muoiono circa quarantamila bambini per fame o per carenze nutrizionali: allo stesso tempo si coltivano enormi quantità di mais e grano per nutrire bestiame da allevamento. Oltre l' 80% del mais e il 95% dell' avena prodotti negli Stati Uniti sono cibo per bestiame. Nel mondo il bestiame d'allevamento consuma da solo una quantità di cibo equivalente alle calorie necessarie a 8,7 miliardi di persone, più dell' intera popolazione terrestre (…)
Nel 2005 la F.A.O., l' Organizzazione delle Nazioni Unite per l' Alimentazione e l' Agricoltura ha intrapreso una seria inchiesta sui diversi significativi impatti che ha la zootecnia sull' ambiente, a livello mondiale. La sua relazione intitolata: "La lunga ombra del bestiame: Problemi e Opzioni Ambientali", è stata resa pubblica il 29 novembre 2006. Henning Steinfield, responsabile del Livestock Information and Policy Branch (organo di informazione sull'allevamento del bestiame) della F.A.O. e autore principale della relazione riassuntiva, asserisce quanto segue: " Il settore dell'allevamento si configura come uno dei due o tre principali e significativi fattori di inquinamento ambientale a ogni livello dal locale al globale. I risultati di questa inchiesta invitano ad intraprendere un'azione politica più efficace nel trattare problemi come il degrado del territorio, i cambiamenti climatici, l'inquinamento dell'aria, la scarsità e l'inquinamento delle acque e la perdita delle biodiversità. L'implicazione dell'allevamento del bestiame nei problemi ambientali è massiccia, e ugualmente vasto è il contributo che può dare alla loro soluzione. L'impatto è così rilevante che dovrebbe essere affrontato con urgenza.
Degrado dei suoli
Attualmente l'allevamento del bestiame impegna il 70% di tutto il terreno coltivabile e il 30% dell'intera superficie del pianeta. Le foreste vengono disboscate per creare nuovi pascoli, il che costituisce un'ulteriore spinta alla deforestazione. Per esempio, in America Latina, circa il 70% delle aree disboscate della Foresta Amazzonica sono state ricoperte di pascoli. Da queste cifre possiamo renderci conto come la produzione di bestiame abbia distrutto centinaia di migliaia di ettari di foresta in tutto il mondo per coltivare cereali e creare pascoli per animali da allevamento. Per giunta, quando si distruggono le foreste, enormi quantità di anidride carbonica conservata negli alberi vengono rilasciate nell'atmosfera.
Cambiamenti Climatici
La produzione di bestiame da allevamento ha un grave impatto sull'atmosfera e sul clima. E' "responsabile del 18% delle emissioni di gas che causano l'effetto serra, misurate in equivalente anidride carbonica; questa percentuale è più alta di quella prodotta dai mezzi di trasporto". Questo significa che allevare animali da macello produce più "gas serra" di tutte le automobili e i camion del mondo messi insieme. Il settore dell'allevamento è responsabile del 9% delle emissioni di anidride carbonica e del 37% del metano di origine antropica (ossia legate alle attività umane), la maggior parte derivante dalla fermentazione intestinale che avviene nei ruminanti. Si tratta di una quantità enorme, perché ogni metro cubo di metano è in grado di intrappolare calore nell'atmosfera 23 volte di più dell'anidride carbonica (ossia il potenziale di riscaldamento globale (GWP) del metano è 23 volte maggiore di quello dell'anidride carbonica). La produzione industriale di carne, uova, latticini è anche responsabile del 65% delle emissioni di protossido di azoto di origine antropica, per la maggior parte derivante dal letame. Come gas responsabile del riscaldamento globale, il protossido di azoto è circa 300 volte più potente dell'anidride carbonica (ha 296 volte il GWP dell'anidride carbonica); inoltre è responsabile di circa i due terzi (64%) delle emissioni di ammoniaca di origine antropica, emissioni che contribuiscono notevolmente alle piogge acide e all'acidificazione dell'ecosistema.
Scarsità e inquinamento delle acque
Più della metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è usata per allevare animali da macello. Occorrono in media 20.815 litri d'acqua per produrre un chilo di carne; allo stesso tempo servono solo 208 litri d'acqua per produrre un chilo di grano. L'allevamento negli Stati Uniti produce un'enorme quantità di escrementi animali, 130 volte più degli escrementi umani; ogni secondo gli animali emettono oltre 39 tonnellate di escrementi. "La maggior parte dell' acqua impiegata per dissetare e accudire gli animali torna all'ambiente sotto forma di letame e di acque di scarico. Le feci del bestiame contengono una notevole quantità di sostanze nutritive (azoto, fosforo, potassio), residui di medicinali, metalli pesanti e agenti patogeni". Questi rifiuti vanno a finire nei ruscelli e nei fiumi, inquinando le sorgenti e causando malattie che infettano tutte le specie.
La raccomandazione delle Nazioni Unite è chiara: "L'impatto ambientale per unità di produzione di bestiame deve essere ridotto della metà, anche solo per scongiurare un aumento di nocività oltre l'attuale." Dobbiamo ridurre almeno del 50% la produzione industriale di carne e dobbiamo consumarne il 50% in meno. Le Nazioni Unite riportano inoltre che perfino riducendo del 50% l'allevamento del bestiame, dovremo comunque impiegare nuove tecnologie per far sì che il resto del settore crei meno inquinamento: per esempio, selezionare diete alimentari per gli animali che riducano la conseguente fermentazione intestinale e le conseguenti emissioni di metano, eccetera. Azioni urgenti devono essere intraprese sia a livello collettivo che individuale. Noi tutti possiamo evitare il riscaldamento globale con la pratica di mangiare in consapevolezza. Diventare vegetariani può essere la via più efficace per combattere il riscaldamento globale.
Noi buddisti siamo vegetariani da più di 2000 anni, per nutrire la compassione verso gli animali: ora sappiamo anche che mangiando vegetariano proteggeremo la terra ed eviteremo di infliggerle danni gravi e irreversibili, prevenendo l'effetto serra. In un prossimo futuro, quando l'effetto serra si aggraverà, ne soffriranno tutte le specie; moriranno milioni di persone perché il livello dei mari si innalzerà provocando l'inondazione di città e territori. Molte malattie mortali si diffonderanno e tutte le specie ne subiranno le conseguenze.
Anche se i praticanti laici vegetariani al 100% sono meno numerosi dei praticanti monaci, almeno mangiano vegetariano dai 4 ai 10 giorni al mese. Sono convinto che non sia così difficile smettere di mangiare carne, quando ci rendiamo conto che in questo modo salviamo il pianeta. Le comunità laiche dovrebbero essere coraggiose e promuovere l'impegno a essere vegetariani almeno per due settimane al mese. Se riusciamo in questo intento proveremo un senso di benessere. Dal momento stesso in cui faremo questo voto e assumeremo questo impegno, proveremo pace, gioia e felicità.
Molti praticanti buddisti americani, durante i ritiri organizzati quest' anno negli Stati Uniti, si sono impegnati a smettere di mangiare carne o almeno mangiarne la metà. Questo è il risultato del loro risveglio.
Prendiamoci cura di tutte le specie, compresi i nostri figli e nipoti. Per salvare la terra è sufficiente essere vegetariani. Essere vegetariani in questo caso significa anche non consumare prodotti industriali di uova e latticini, in quanto prodotti dell'industria della carne. Se noi smettiamo di consumare, loro smetteranno di produrre. Solo un risveglio collettivo può creare una determinazione sufficiente per passare all'azione.
D'ora in poi in tutti i nostri ritiri e in tutti i nostri centri di pratica, in Asia, Europa e Nord America, non mangeremo prodotti a base di uova e derivati del latte. Ho fiducia che i praticanti laici sapranno comprendere e sostenere questa iniziativa con tutto il cuore. La nostra pratica del momento è aiutare ciascuno a divenire consapevole del pericolo del riscaldamento globale, per dare il nostro contributo a salvare Madre Terra e tutte le specie. Sappiamo che se non ci sarà un risveglio collettivo la terre e tutte le sue specie non potranno essere salvate. Sarà la nostra vita quotidiana a testimoniare il nostro risveglio.
La nostra Madre Terra, il pianeta verde, ha sofferto per i consumi violenti e mossi da ignoranza dei suoi figli. Abbiamo distrutto la nostra Madre Terra, come un batterio o un virus distrugge il nostro corpo, perché anche la Madre Terra è un corpo. Certo, nel corpo umano si trovano anche batteri benefici: miliardi di loro sono presenti in noi, soprattutto nel nostro apparato digerente (noti come "flora intestinale"): proteggono il nostro corpo e aiutano a generare gli enzimi a noi necessari. Allo stesso modo anche la specie umana, se si desta e comprende come vivere con responsabilità, compassione e gentilezza amorevole, può farsi organismo vivente capace di proteggere il corpo della Madre Terra.
Il Buddismo è nato perché possiamo imparare a vivere con responsabilità, compassione e gentilezza amorevole. Dobbiamo renderci conto che inter-siamo con la nostra Madre Terra, che viviamo con lei e moriamo con lei.
Thich Nhat Hahn
Fonti:
Thich Nhat Hanh, Mindfulness in the Marketplace- A compassionate response to comsumerism, Parallax Press, Berkeley, California (2002)
Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti, Sistema di Economia Statistica. Bestiame Da Macello, Relazione Annuale 2001
[ Originale pubblicato nel sito internazionale dell'Ordine Dell'Interessere.